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Il mese di gennaio ha `strappato` alla vita un
nome leggendario dell`alpinismo mondiale. Si tratta dell`uomo che per
primo ha violato la vetta della montagna piu` alta del mondo: Edmund
Hillary, neozelandese, che insieme allo sherpa nepalese Tenzing Norgay,
il 29 maggio 1953, pose il piede sulla cima del monte Everest a 8.848
metri. 15 minuti che hanno segnato la storia dell`uomo.
Da
allora imprese come questa si sono succedute e uomini tenaci,
coraggiosi, forti hanno continuato a violare le vette piu` alte del
mondo, ma l`alpinismo e la sfida alla montagna parte molto piu`
indietro e, per quanto e` dato a sapere, guardando in Europa e a casa
nostra, la nascita dell`alpinismo si puo` indicare nella giornata
dell`8 agosto 1786, giorno della prima ascensione del Monte Bianco,
realizzata da un medico, Michel Gabriel Paccard e da un cacciatore e
cercatore di cristalli Jacques Balmat di Chamonix.
Ma se la
vetta piu` alta del mondo `parla` inglese, la seconda squilla di un
italiano potente. Il K2, che sta per Karakorum 2, e` la seconda cima
del Karakorum, posto al confine tra la Cina e la parte del Kashmir
controllata dal Pakistan ed e` con i suoi 8611 metri la seconda
montagna piu` alta della Terra dopo l`Everest. La sua conquista avvenne
il 31 luglio 1954, poco piu` di un anno dopo l`impresa di Hillary e a
raggiungerla fu una spedizione italiana. Prima alcuni tentativi poi
l`ultimo giorno di luglio del 1954 il gruppo italiano guidato da Ardito
Desio raggiunse la vetta. Una vittoria che per l`Italia di quegli anni
assunse un grande significato, anche di rinascita e il K2 da allora e`
una delle tante vittorie `sportive` italiane. I due alpinisti che
raggiunsero la vetta furono Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, ma il
merito va a tutto il gruppo, gestito spesso con piglio militare da
Desio. Un`ascensione che si porta ancora oggi dietro molte discussioni
e anche la nota triste della morte di uno dei suoi componenti, Mario
Puchoz, una guida di Courmayeur colpito da polmonite probabilmente
complicata da edema polmonare e che fu seppellito la`, su quella
montagna che e` comunque anche sua. In quella spedizione era presente
anche Walter Bonatti, considerato tra il 1954 e il 1965 uno dei
migliori alpinisti al mondo, e proprio Bonatti e il pachistano Mahdi,
che portavano le bombole d`ossigeno per Compagnoni e Lacedelli,
designati per conquistare la cima, non riuscirono a raggiungere la
tenda del nono campo e rimasero bloccati su un gradino di ghiaccio in
mezzo a un canalone e sopravvissero solo grazie alla loro eccezionale
forza fisica. Mahdi riporto` un congelamento che obbligo`
all`amputazione di tutte le dita dei piedi. La mattina dopo Compagnoni
e Lacedelli recuperarono le bombole e fecero la salita finale;
l`ossigeno pare si sia esaurito prima della vetta che quindi scalarono
senza. Compagnoni riporto` gravi congelamenti alle mani, per i quali fu
necessaria l`amputazione di due dita.
Un`impresa italiana, come
italiani sono i grandi nomi dell`alpinismo mondiale, proprio a partire
da alcuni protagonisti di quell`impresa. Primo fra tutti Ardito Desio,
alpinista, esploratore, professore universitario, al quale si devono
ascrivere moltissime esperienze. Nel 1922, compie un lungo viaggio
solitario nel mar Egeo. Nel 1926 parte per un viaggio in Libia,
incaricato da Guglielmo Marconi, attraversa il Sahara guidando una
carovana di 140 cammelli. Nel 1931 attraversa il Sahara in cammello. A
partire dal 1987 e` stato ancora sull`Himalaya per ricerche con il Cnr
con i suoi oltre 90 anni di eta`. E` scomparso il 13 dicembre 2001 alla
strabiliante eta` di 104 anni. Una vera montagna.
Un altro nome
`simbolo` dell`alpinismo italiano e` quello di Walter Bonatti, che nel
decennio 1950-1960 e` stato indubbiamente il piu` forte alpinista al
mondo. Bergamasco, classe 1930, si mette in luce con la scalata della
Est del Grand Capucin, nel gruppo del Monte Bianco, impresa epica per
l`epoca, era il 1951. Altro eccezionale exploit e` la scalata solitaria
del Pilastro del Dru, con Bonatti che per sette giorni rimane appeso a
quegli strapiombi, nel 1955. Un`impresa che piu` tardi confesso` gli
servi` a riconquistare la pace interiore duramente minata dagli
avvenimenti legati alla conquista del K2 da parte degli italiani l`anno
prima, il `54, e che tanto lo amareggiarono a causa di assurde
incomprensioni con gli organismi ufficiali della spedizione. Chiude la
sua carriera di alpinista con un`altra impresa memorabile: la scalata
diretta e solitaria della Nord del Cervino nell`inverno del `65,
exploit che ebbe grande
risonanza mondiale. Insieme a quello di
Bonatti, un altro grande nome dell`alpinismo italiano e` stato quello
di Cesare Maestri, nato a Trento il 2 ottobre 1929, conosciuto con il
soprannome di `Ragno delle Dolomiti`. Maestri ha percorso in salita e
in discesa tutte le `classiche` delle Dolomiti, ed e` stato il primo
alpinista al mondo a scendere in arrampicata libera solitaria pareti di
VI° grado. Ha al suo attivo circa 3000 salite e discese delle quali
circa 1000 in solitaria e completamente in libera. Una delle sue piu`
importanti imprese e` stata la conquista in Argentina, nel 1959, del
Cerro Torre, considerato una delle pareti piu` difficili del mondo per
le particolari condizioni ambientali.
Nella storia
dell`alpinismo italiano bisogna ricordare indubbiamente anche il nome
di Riccardo Cassin, 2.500 ascensioni e 100 prime assolute: le sue
imprese note in tutto il mondo. Ha scalato pareti in ogni parte del
mondo, compiendo delle prime assolute sulle vette della Svizzera,
Francia, Austria, Spagna, Jugoslavia, Scozia, Caucaso, Alaska, Peru`,
Nepal, Pakistan, Giappone e naturalmente Italia. A 78 anni ripete due
volte in una sola settimana la sua ascensione al Badile nel
cinquantesimo dell’impresa. Tra i suoi `dolori` quello di non essere
stato incluso nella spedizione del K2 e si dice che la sua capacita`
avrebbe oscurato quella di un altro furlan, Ardito Desio, capo della
spedizione. Di lui, Reinhold Messner ha detto “e` una pietra miliare
nella storia dell’alpinismo”.
Ultimo, ma non per importanza, ma
perche` e` la storia piu` recente delle grandi imprese dell`alpinismo
italiano, proprio Reinhold Messner, alpinista e esploratore italiano di
lingua tedesca, da molti considerato il miglior alpinista di sempre.
L`uomo che ha scalato per primo al mondo tutti gli ottomila ovvero le
14 cime che superano questa altezza. Se Hillary e` stato il primo uomo
a raggiungere l`Everest, Messner nel 1978 e` stato il primo uomo a
scalare l`Everest senza l`ausilio di ossigeno e due anni dopo ha
ripetuto l`impresa, ma questa volte completamente in solitaria. Non
solo montagne nella sua vita, ma anche traversate dell`Antartide e
della Groenlandia e la traversata del Deserto del Gobi.
Le sue
imprese confemano quanto gli uomini delle nostre montagne siano stati e
siano tra i migliori scalatori al mondo e come, anche oggi nell`era
della tecnologia estrema, la sfida dell`uomo alla roccia e al ghiaccio,
abbia mantenuto un fascino immutato, un fascino fatto di dita forti che
si aggrappano alla roccia, di polmoni grandi che spingono a salire, del
rispetto per quei giganti di pietra che ci si trova davanti. Questo,
per capire l`emozione che si prova ancora oggi, nel 2008, nel salutare
un vecchio neozelandese, che 55 anni fa (mezzo secolo), ha toccato il
cielo con un dito e nel vero senso della parola.
(A. Ballerini, DTS)
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