Le vette parlano italiano PDF Stampa E-mail
Scritto da A. Ballerini   
lunedì 28 gennaio 2008
Le vette parlano italiano
(La cima del K2, una conquista tutta italian
Il mese di gennaio ha `strappato` alla vita un nome leggendario dell`alpinismo mondiale. Si tratta dell`uomo che per primo ha violato la vetta della montagna piu` alta del mondo: Edmund Hillary, neozelandese, che insieme allo sherpa nepalese Tenzing Norgay, il 29 maggio 1953, pose il piede sulla cima del monte Everest a 8.848 metri. 15 minuti che hanno segnato la storia dell`uomo.

Da allora imprese come questa si sono succedute e uomini tenaci, coraggiosi, forti hanno continuato a violare le vette piu` alte del mondo, ma l`alpinismo e la sfida alla montagna parte molto piu` indietro e, per quanto e` dato a sapere, guardando in Europa e a casa nostra, la nascita dell`alpinismo si puo` indicare nella giornata dell`8 agosto 1786, giorno della prima ascensione del Monte Bianco, realizzata da un medico, Michel Gabriel Paccard e da un cacciatore e cercatore di cristalli Jacques Balmat di Chamonix.

Ma se la vetta piu` alta del mondo `parla` inglese, la seconda squilla di un italiano potente. Il K2, che sta per Karakorum 2, e` la seconda cima del Karakorum, posto al confine tra la Cina e la parte del Kashmir controllata dal Pakistan ed e` con i suoi 8611 metri la seconda montagna piu` alta della Terra dopo l`Everest. La sua conquista avvenne il 31 luglio 1954, poco piu` di un anno dopo l`impresa di Hillary e a raggiungerla fu una spedizione italiana. Prima alcuni tentativi poi l`ultimo giorno di luglio del 1954 il gruppo italiano guidato da Ardito Desio raggiunse la vetta. Una vittoria che per l`Italia di quegli anni assunse un grande significato, anche di rinascita e il K2 da allora e` una delle tante vittorie `sportive` italiane. I due alpinisti che raggiunsero la vetta furono Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, ma il merito va a tutto il gruppo, gestito spesso con piglio militare da Desio. Un`ascensione che si porta ancora oggi dietro molte discussioni e anche la nota triste della morte di uno dei suoi componenti, Mario Puchoz, una guida di Courmayeur colpito da polmonite probabilmente complicata da edema polmonare e che fu seppellito la`, su quella montagna che e` comunque anche sua. In quella spedizione era presente anche Walter Bonatti, considerato tra il 1954 e il 1965 uno dei migliori alpinisti al mondo, e proprio Bonatti e il pachistano Mahdi, che portavano le bombole d`ossigeno per Compagnoni e Lacedelli, designati per conquistare la cima, non riuscirono a raggiungere la tenda del nono campo e rimasero bloccati su un gradino di ghiaccio in mezzo a un canalone e sopravvissero solo grazie alla loro eccezionale forza fisica. Mahdi riporto` un congelamento che obbligo` all`amputazione di tutte le dita dei piedi. La mattina dopo Compagnoni e Lacedelli recuperarono le bombole e fecero la salita finale; l`ossigeno pare si sia esaurito prima della vetta che quindi scalarono senza. Compagnoni riporto` gravi congelamenti alle mani, per i quali fu necessaria l`amputazione di due dita.

Un`impresa italiana, come italiani sono i grandi nomi dell`alpinismo mondiale, proprio a partire da alcuni protagonisti di quell`impresa. Primo fra tutti Ardito Desio, alpinista, esploratore, professore universitario, al quale si devono ascrivere moltissime esperienze. Nel 1922, compie un lungo viaggio solitario nel mar Egeo. Nel 1926 parte per un viaggio in Libia, incaricato da Guglielmo Marconi, attraversa il Sahara guidando una carovana di 140 cammelli. Nel 1931 attraversa il Sahara in cammello. A partire dal 1987 e` stato ancora sull`Himalaya per ricerche con il Cnr con i suoi oltre 90 anni di eta`. E` scomparso il 13 dicembre 2001 alla strabiliante eta` di 104 anni. Una vera montagna.

Un altro nome `simbolo` dell`alpinismo italiano e` quello di Walter Bonatti, che nel decennio 1950-1960 e` stato indubbiamente il piu` forte alpinista al mondo. Bergamasco, classe 1930, si mette in luce con la scalata della Est del Grand Capucin, nel gruppo del Monte Bianco, impresa epica per l`epoca, era il 1951. Altro eccezionale exploit e` la scalata solitaria del Pilastro del Dru, con Bonatti che per sette giorni rimane appeso a quegli strapiombi, nel 1955. Un`impresa che piu` tardi confesso` gli servi` a riconquistare la pace interiore duramente minata dagli avvenimenti legati alla conquista del K2 da parte degli italiani l`anno prima, il `54, e che tanto lo amareggiarono a causa di assurde incomprensioni con gli organismi ufficiali della spedizione. Chiude la sua carriera di alpinista con un`altra impresa memorabile: la scalata diretta e solitaria della Nord del Cervino nell`inverno del `65, exploit che ebbe grande
risonanza mondiale. Insieme a quello di Bonatti, un altro grande nome dell`alpinismo italiano e` stato quello di Cesare Maestri, nato a Trento il 2 ottobre 1929, conosciuto con il soprannome di `Ragno delle Dolomiti`. Maestri ha percorso in salita e in discesa tutte le `classiche` delle Dolomiti, ed e` stato il primo alpinista al mondo a scendere in arrampicata libera solitaria pareti di VI° grado. Ha al suo attivo circa 3000 salite e discese delle quali circa 1000 in solitaria e completamente in libera. Una delle sue piu` importanti imprese e` stata la conquista in Argentina, nel 1959, del Cerro Torre, considerato una delle pareti piu` difficili del mondo per le particolari condizioni ambientali.

Nella storia dell`alpinismo italiano bisogna ricordare indubbiamente anche il nome di Riccardo Cassin, 2.500 ascensioni e 100 prime assolute: le sue imprese note in tutto il mondo. Ha scalato pareti in ogni parte del mondo, compiendo delle prime assolute sulle vette della Svizzera, Francia, Austria, Spagna, Jugoslavia, Scozia, Caucaso, Alaska, Peru`, Nepal, Pakistan, Giappone e naturalmente Italia. A 78 anni ripete due volte in una sola settimana la sua ascensione al Badile nel cinquantesimo dell’impresa. Tra i suoi `dolori` quello di non essere stato incluso nella spedizione del K2 e si dice che la sua capacita` avrebbe oscurato quella di un altro furlan, Ardito Desio, capo della spedizione. Di lui, Reinhold Messner ha detto “e` una pietra miliare nella storia dell’alpinismo”.

Ultimo, ma non per importanza, ma perche` e` la storia piu` recente delle grandi imprese dell`alpinismo italiano, proprio Reinhold Messner, alpinista e esploratore italiano di lingua tedesca, da molti considerato il miglior alpinista di sempre. L`uomo che ha scalato per primo al mondo tutti gli ottomila ovvero le 14 cime che superano questa altezza. Se Hillary e` stato il primo uomo a raggiungere l`Everest, Messner nel 1978 e` stato il primo uomo a scalare l`Everest senza l`ausilio di ossigeno e due anni dopo ha ripetuto l`impresa, ma questa volte completamente in solitaria. Non solo montagne nella sua vita, ma anche traversate dell`Antartide e della Groenlandia e la traversata del Deserto del Gobi.

Le sue imprese confemano quanto gli uomini delle nostre montagne siano stati e siano tra i migliori scalatori al mondo e come, anche oggi nell`era della tecnologia estrema, la sfida dell`uomo alla roccia e al ghiaccio, abbia mantenuto un fascino immutato, un fascino fatto di dita forti che si aggrappano alla roccia, di polmoni grandi che spingono a salire, del rispetto per quei giganti di pietra che ci si trova davanti. Questo, per capire l`emozione che si prova ancora oggi, nel 2008, nel salutare un vecchio neozelandese, che 55 anni fa (mezzo secolo), ha toccato il cielo con un dito e nel vero senso della parola.


(A. Ballerini, DTS)
 
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