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L'edizione 56 del Festival propone un programma molto ricco
proiezioni, diverse anteprime, musica, incontri, dibattiti e libri
Joe Simpson, l'autore del bestseller "La morte sospesa", tra i protagonisti del festival
Con cinquantasei edizioni - ma la data di nascita è il 1952 - è la più
longeva rassegna di cinema in Italia, dopo Venezia. E in Europa l'unica
più "antica" è Cannes. Cinema, perché tale è, anche se il Trento Film
Festival da oltre mezzo secolo si occupa di montagna. Cinema di
montagna, perché l'una è protagonista dell'altro fin dagli inizi della
settima arte. E' ambientato tra i ghiacciai del Tirolo il secondo film,
perduto, di Alfred Hitchcock, The Mountain Eagle del 1926. Erich von Stroheim ha girato a Cortina il suo debutto alla regia nel 1920, Mariti ciechi. Nel 1928, Paul Czinner ha trasportato le vicende della Signorina Else
di Schnitzler dalle Dolomiti a Saint Moritz, per una pellicola non
troppo conosciuta che la Cineteca di Bologna ha di recente restaurato.
E proprio Fräulein Else
apre stasera alle 21, all'Auditorium Santa Chiara, le proiezioni del
Trento Film Festival, con il gruppo dei Marlene Kuntz, affiancati dal
bassista Gianni Maroccolo e dalla cantante Ivana Gatti, che sonorizzano
il film muto nell'ambito di un progetto del Museo Nazionale del Cinema
di Torino.
Ha lavorato duramente
il direttore Maurizio Nichetti, che da quattro anni ha scoperto la sua
passione per la montagna dopo una lunga carriera di regista, attore e
cartoonist, affiancato da Augusto Golin e dal presidente Italo
Zandonella.
Nei giorni scorsi il
percorso d'avvicinamento al festival è stato ancora all'insegna della
musica, con lo scrittore Enrico Brizzi e la band dei Numero 6 che hanno
presentato in piazza Duomo il reading di pagine dal libro Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro,
romanzo on the road nato dal lungo cammino fra Canterbury e Roma, nella
primavera-estate 2006. E altre letture-spettacolo hanno proposto
l'alpinista scrittore Fabio Palma e l'alpinista pittore Simone
Pedeferri in Voci leggere di giorno e di notte: Imparando a vivere, con i suoni dei lombardi Miradavaga.
Grandi vette e grandi
personaggi, poi, da oggi a domenica 4 maggio, sullo schermo e di
persona. L'orrorifica parete nord dell'Eiger è al centro del film The Beckoning Silence, che Louise Osmond ha tratto dall'omonimo libro di Joe Simpson, già autore e protagonista del bestseller La morte sospesa.
Ricostruisce la drammatica ascensione del 1936 di Toni Kurz e dei suoi
compagni: sorpresi da una tempesta, nella ritirata tre precipitano e
muoiono, Kurz sembra farcela, si cala fino a pochi metri dai
soccorritori ma rimane appeso alla corda ed è ucciso anche lui dal gelo
e dallo sfinimento.
Orrore pure in Stranded
di Gonzalo Arjion, visto al Sundance e al Festival di Amsterdam, che
ricostruisce il disastro aereo sulle Ande d'una squadra di giocatori
uruguayani, costretti a cibarsi dei compagni morti per sopravvivere. La
vicenda è già stata raccontata in due film grandguignoleschi negli anni
Settanta e Novanta, ma in questo caso sono i sopravvissuti a parlare e
non era mai accaduto in precedenza.
Tra le anteprime del
festival, il primo film che vede assieme la coppia Stefano Accorsi e
Laetitia Casta, La jeune fille et les loups,
storia a cavallo della prima guerra mondiale, sulle Alpi di Savoia, di
una giovane veterinaria con la passione per i lupi e di un "buon
selvaggio". E ancora, l'altra faccia di Into the Wild, il gran successo di Sean Penn delle scorse settimane: in The Call of Wild,
Ron Lamothe investiga su Chris McCandless, ragazzo di buona famiglia
fuggito verso l'Alaska, attraverso una serie di inedite testimonianze.
Applaudito al Tribeca Film Festival di Robert De Niro, arriva in anteprima europea Steep
di Mark Obenhaus, trentacinque anni di sci estremo, disciplina oggi un
po' in declino ma che ha avuto un'epoca di fulgore, con molti
personaggi che raccontano la propria esperienza tra cui l'italiano
Stefano Debenedetti. E fra le trentaquattro opere ammesse al concorso
internazionale, di particolare attualità, Dalai Lama Renaissance di Khashyar Darvich, con la voce narrante di Harrison Ford.
Attesa, domani, per la serata dedicata ai "solitari", gli alpinisti che
scelgono di affrontare precipizi e pareti senza compagni, spesso anche
senza corda. A moderare il dibattito, l'alpinista vicentino Piero Dal
Prà, autore di importanti solitarie sulle Dolomiti. Altro incontro
alpinistico giovedì 1° maggio, con l'himalaysta Simone Moro che tira i
fili dei suoi amici alpinisti russi, da alcuni anni protagonisti di
imprese al limite dell'umano in Himalaya e Karakorum. Venerdì 2 maggio,
appuntamento con Pierre Mazeaud, condotto dallo storico dell'alpinismo
Pietro Crivellaro: specialista di primo piano dell'alpinismo d'oltralpe
degli anni Cinquanta e Sessanta, fu il primo francese sull'Everest e si
trovò al fianco di Walter Bonatti nella tragica impresa sul Pilone
Centrale del Freney, nel gruppo del Monte Bianco, luglio 1961. Loro
due, con Roberto Gallieni, furono i soli a scampare alla morte, al
termine di una via crucis allucinante. A fare di quella salita una
pagina epica, con i suoi servizi in tv, fu un giovanissimo Emilio Fede.
In Francia Bonatti ricevette la Legion d'Onore, per quell'episodio, in
Italia fu addirittura indagato.
Cinema, musica, incontri e anche pagine. Montagnalibri, curata da Luana
Bisesti, è un capitolo importante del Trento Film Festival, con la
mostra di tutto ciò che sulla montagna nell'ultimo anno è uscito, in
Italia e nel mondo. E alla fine della settimana prossima convergeranno
a Trento le migliori librerie antiquarie, con i libri d'epoca, le
stampe, le cartoline, i manifesti che nel corso degli ultimi 200 anni
sono stati dedicati al mondo delle vette.
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