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Straordinario successo della Mostra di cinquanta prototipi esposti al Museo Nazionale d’Abruzzo
Appena
due settimane dall’inaugurazione ed è già un successo con il vento in
poppa. “Le Macchine di Leonardo” è un evento davvero straordinario.
Un’esposizione di cinquanta prototipi di macchine funzionanti,
realizzate in perfetta scala sui disegni del grande genio toscano
dall’artigiano fiorentino Gabriele Niccolai con i materiali dell’epoca,
cioè legno, cotone, ottone, ferro e corde.
La mostra, aperta all’inizio di febbraio, è programmata fino al 31
marzo. Ma c’è da scommettere che sarà opportunamente prorogata per
l’interesse che ha suscitato in tutta Italia ed anche all’estero. Vanta
già un lungo elenco di prenotazioni, circa 4500 finora, per visite di
scuole e gruppi turistici. La grande esposizione si svolge in un
coinvolgente percorso artistico e scientifico tra le geniali macchine
di Leonardo, ciascuna corredata da didascalie e disegni tratti dai
Codici leonardeschi. Si dispiega nell’ampia sala Chierici, lungo
l’androne della cavallerizza ed in due bastioni del Forte Spagnolo
dell’Aquila, sede del Museo Nazionale d’Abruzzo. “Location più
appropriata – ha osservato peraltro l’ospite, la Soprintendente Anna
Imponente – non poteva esserci, specie per le macchine da guerra di
Leonardo.
Questo forte è opera di Luis Pirro Escrivà di Valencia, il più grande
architetto militare europeo del Cinquecento”. Dunque un’operazione
corposa questa mostra, realizzata dalla società SBS con partners
scientifici di rilievo, come i Laboratori Nazionali del Gran Sasso,
Micron Technology, l’Università dell’Aquila e l’Associazione Insegnanti
di Fisica. Patrocinata da Regione Abruzzo, Provincia e Comune
dell’Aquila, sponsor un gruppo bancario, può contare sulla
collaborazione artistica della Soprintendenza PSAE per l’Abruzzo.
Insomma, un risultato superiore ad ogni aspettativa. La dice lunga
sull’attrazione che il genio, l’arte e la scienza di Leonardo hanno
sempre esercitato sugli uomini di tutti i tempi.
E pensare che al convegno inaugurale della mostra - moderato da Daniele
Cerrato, conduttore su Rai Tre del programma scientifico “Leonardo” -
l’evento è stato incredibilmente aperto, insieme a presenze qualificate
del sapere scientifico, dalle sequenze del film “Non ci resta che
piangere”, laddove i protagonisti Roberto Benigni e Massimo Troisi, nel
loro viaggio a ritroso nel tempo, incontrano proprio Leonardo ed hanno
con lui un esilarante “confronto tra colleghi”. Vittorio Marchis,
ordinario al Politecnico di Torino, ha scelto proprio così d’iniziare
la sua relazione, a conclusione del convegno. Nel suo intervento,
infatti, il prof. Marchis ha sottolineato l’atteggiamento superficiale
che la società contemporanea ha verso la scienza, anche nel comprendere
a fondo il messaggio di Leonardo.
“Spesso la difficoltà che Troisi e Benigni hanno nel film nel
comunicare con Leonardo – ha detto il prof. Marchis - è la stessa che
noi abbiamo nel comprendere il suo messaggio. Dobbiamo imparare a
conoscere tutti i canali comunicativi del genio leonardiano che
esprimeva le sue intuizioni migliori attraverso il linguaggio
dell’arte”. Marchis ha quindi indicato una chiave di lettura originale
per comprendere il genio di Leonardo. “Come i quadri di Pollock hanno
contribuito ad elaborare la teoria del caos, anche gran parte del
messaggio di Leonardo è arrivato a noi per mezzo dell’arte. Il maestro
riusciva a comunicare le sue intuizioni scientifiche della natura, con
gli strumenti dell’arte e della musica”. Ha mostrato infine una serie
di reinterpretazioni dell’Uomo vitruviano di Leonardo, fino ai giorni
nostri. “Quest’immagine, resa immortale nei secoli, è diventata una
sorta d’icona che ha assunto un significato diverso a secondo del
contesto che l’ha rivisitata. Per molti - ha concluso il prof. Marchis
- l’uomo vitruviano è diventato l’espressione della modernità”.
Il
direttore dei Laboratori del Gran Sasso, Eugenio Coccia, nel suo
intervento ha tra l’altro detto: “Con questo contributo siamo certi di
rendere omaggio al primo scienziato del nostro Paese che ha promosso un
approccio innovativo alla realtà, mettendo al primo posto l’esperienza.
Leonardo è stato il primo a promuovere una visione dell’ambiente nel
suo insieme, cercando di spiegare i fenomeni naturali, chiedendosi non
solo come funzionano, ma soprattutto il perché. Leonardo è il primo
ambientalista e il primo scienziato moderno”. Ferdinando di Orio,
rettore dell’università aquilana, ha tenuto ad illustrare, pur nella
crisi italiana di “vocazioni” scientifiche nelle immatricolazioni,
l’ottima performance dell’ateneo dove in buona crescita sono proprio le
facoltà scientifiche - ingegneria, biotecnologie e scienze matematiche
fisiche e naturali – e dove si registrano punti d’eccellenza nella
ricerca.
Ma veniamo alla mostra.
Vi si espongono le macchine con le quali Leonardo da Vinci lanciò una
sfida contro l'impossibile: gli studi e i progetti che hanno
rivoluzionato l'idea del volo. Una galleria dei modelli più importanti
progettati da Leonardo, dalle prime macchine che sfruttano la forza
dell'uomo fino al perfezionamento con l'applicazione delle leggi
dell'aerodinamica: l'anemometro a lamelle, il deltaplano,
l'inclinometro, l'ornitottero, lo studio d'ala e la vite aerea. Quindi
le macchine belliche, progettate da Leonardo nonostante la sua
repulsione per la guerra, solo al fine d’essere accettato a corte dagli
Sforza, a Milano. Ecco dunque le sue macchine da guerra: il carro
falciante, la barca con falce (detta escorpio), il carro armato, il
cannone navale, l’escavatrice da trincea, il ponte arcuato, il carro
bombarda per l'assalto alle mura, scala mobile e catapulta, vari tipi
di proiettili. La meccanica. Leonardo si avvicinò allo studio della
meccanica sin da giovane, affascinato dalle enormi gru create dal
Brunelleschi per costruire la Cupola del Duomo di Firenze.
Egli andò molto più avanti, anticipando quasi di tre secoli la
rivoluzione industriale, con la creazione di macchine completamente
automatiche per alleviare il lavoro dell'uomo. Queste le altre macchine
esposte: automobile a balestre, automa o robot, bicicletta, pinze,
trivella verticale, gru con argano centrale e gru a piattaforma
anulare, carro con differenziale, alzacolonne, argano multivelocità,
podometro e gru brunelleschiana. Infine le macchine idrauliche di
Leonardo. Anche l'idraulica appartiene agli studi di Leonardo che
affronta temi come l'idrodinamica, i mezzi per l'offesa e la difesa sui
mari fino alla creazione di strumenti per esplorare e lavorare sui
fondali, quali sega idraulica, barca a pale, ponte mobile, draga,
imbarcazione a doppio scafo, sci galleggianti, palombaro e vite
d'Archimede.
In un’apposita sezione della mostra il Laboratorio Nazionale del Gran
Sasso presenta i plastici degli esperimenti in atto e le applicazioni
attuali sulle intuizioni tecnico-scientifiche di alcune macchine di
Leonardo, insieme ad un laboratorio scientifico interattivo. La visita
alla mostra delle macchine di Leonardo può integrarsi con gli itinerari
espositivi nelle molteplici collezioni all’interno del Forte Spagnolo,
ma anche in visite guidate nei Laboratori sotterranei del Gran Sasso
dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Insomma un appuntamento
singolare e di grande suggestione.
Leonardo da Vinci
Leonardo nasce il 15 aprile 1452 nel borgo di Vinci, tra Empoli e
Pistoia. Il padre Piero, notaio, lo ha da Caterina, una donna di
Anchiano che sposerà poi un contadino. Nonostante fosse figlio
illegittimo, il piccolo Leonardo viene accolto con ogni riguardo nella
casa paterna. Sedici anni dopo tutta la famiglia si trasferisce a
Firenze. La precocità artistica e l'acuta intelligenza del giovane
Leonardo inducono il padre a mandarlo nella bottega di Andrea
Verrocchio, pittore e scultore molto acclamato. L'attività di Leonardo
presso il Verrocchio è ancora da definire, ma è certo che lì comincia a
svilupparsi.
Possiede curiosità infinita, ogni disciplina artistica lo attrae, è un
acuto osservatore dei fenomeni naturali e grandiosa è la capacità di
valutarli con le sue cognizioni scientifiche. Nel 1480 entra
nell'accademia del Giardino di S. Marco, sotto il patrocinio di Lorenzo
il Magnifico. E’ il primo approccio di Leonardo con la scultura. Quello
stesso anno gli è affidato l’incaricato di dipingere l'Adorazione dei
Magi - ora nella Galleria degli Uffizi - per la chiesa di S. Giovanni
Scopeto, appena fuori Firenze. Tuttavia, l'ambiente fiorentino sta
stretto a Leonardo. Con una credenziale in cui descrive le sue
attitudini d’ingegnere civile e costruttore di macchine belliche si
presenta al Duca di Milano, Lodovico Sforza, che subito lo prende a
corte. Nascono i suoi capolavori: la Vergine delle Rocce e
l'esercitazione per il monumento equestre in bronzo a Francesco Sforza.
Nel 1489 avvia gli studi per decorare il Castello Sforzesco di Milano
per le nozze di Gian Galeazzo con Isabella d'Aragona mentre, in veste
d’ingegnere idraulico, s’occupa della bonifica nella bassa lombarda.
Nel 1495 inizia il Cenacolo, famoso affresco nella chiesa Santa Maria
delle Grazie. Questo lavoro l’impegna in modo quasi esclusivo fino al
termine dell’opera, nel 1498. L'anno successivo Leonardo fugge da
Milano, invasa dalle truppe francesi, e ripara prima a Mantova poi a
Venezia. Nel 1503 torna a Firenze per affrescare, insieme a
Michelangelo, il Salone del Consiglio nel Palazzo della Signoria. A
Leonardo è affidata la rappresentazione della Battaglia di Anghiari,
che non porterà mai a termine, per la sua ossessiva ricerca di tecniche
da sperimentare o da innovare. E’ tuttavia attribuita a quello stesso
anno la realizzazione del celebre ed enigmatico ritratto di Monna Lisa,
detta anche Gioconda, ora conservata al Louvre di Parigi.
Nel 1513 il re di Francia, Francesco I, lo chiama ad Amboise, dove si
occupa di progetti idraulici su alcuni fiumi di Francia. Il 2 Maggio
1519 il grande genio del Rinascimento muore e viene sepolto nella
chiesa di S. Fiorentino, ad Amboise. La sua opera d’artista è enorme.
Quella di scienziato moderno anticipa la grande rivoluzione che Galileo
Galilei apporterà alla scienza mezzo secolo dopo, con tutta la serie di
guai e scomuniche da parte della Chiesa, da cui solo nel 1992 lo
scienziato pisano, ben 350 anni dopo la morte, è stato riabilitato da
Giovanni Paolo II.
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