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Punta Pellaro e il Kite surf
Librarsi
in volo. Questo il desiderio atavico di chi non si lascia imbrigliare
dalla pesantezza della quotidianità. In volo libero a respirare
emozioni e vento. Oggi grazie a uno sport acquatico che negli ultimi
tre anni è esploso in Italia, volare è realtà. Kitesurf, la parola
magica. Uno sport che regala emozioni e sensazioni uniche. Il modo più
cool per volteggiare in aria, fra le braccia del vento. A farmi
scivolare in questa suggestiva dimensione è Agostino Martino,
istruttore di kitesurf a Punta Pellaro. Gli chiedo subito perché
kitesurf. ‹‹Perché è spettacolare, acrobatico. Fonde una serie di altri
sport (snowboard, aquilonismo da trazione, wakeboard) in un’unica
disciplina. Utilizza la trazione di un aquilone mosso dal vento e
unisce diverse componenti spettacolari come il salto molto alto e le
evoluzioni. È questa sintesi che ne ha decretato il successo
incontrastato. Ma il kitesurf ha altri vantaggi che lo hanno portato a
una diffusione esponenziale del 400% l’anno. L’attrezzatura pratica:
uno zainetto in cui riposare l’aquilone, e una tavola sottile e lunga
tra i 130 e i 140 cm. Altra fortunata prerogativa è la velocità del
vento necessaria: basta un vento a 10/12 nodi per divertirsi, fino
anche a 35 nodi. Così i giorni utili per praticarlo aumentano
vertiginosamente rispetto ad esempio a quelli del più noto windsurf,
che necessita di almeno 18/20 nodi.›› Ma i privilegi non finiscono qui,
continua Agostino. ‹‹Per imparare a fare qualcosa col windsurf, servono
minimo 3/4 anni. Per il kite invece basta un mese per essere autonomi e
in 4/5 mesi si potrebbe già saper fare tutto. Le acrobazie spostano
naturalmente l’ago della bilancia verso il kite, rendendolo più
appetibile per i giovani che cercano uno sport acquatico. Certo, la
pericolosità è a vantaggio del windsurf, che proprio perché limitante
non è considerato uno sport estremo come lo è il kite. Però la
pericolosità del kite sfuma man mano che aumentano le conoscenze e la
tecnica. Le insidie infatti si nascondono dietro l’ignoranza della
mancata preparazione. Ancora, l’accessibilità economica: i prezzi
grazie anche alla larga diffusione, si sono abbassati e con meno di
2000 euro ci si compra un’ottima attrezzatura. Col windsurf è
impensabile.›› A questo punto gli chiedo cos’ha Pellaro di così
speciale da sposare in toto la possibilità di fare kitesurf. ‹‹È uno
dei pochi luoghi in Italia in cui la presenza del vento è pressoché
costante. Il vento dominante è il nord-nord/ovest. Questo subisce un
particolare effetto fisico, l’effetto Venturi, per il restringimento
naturale fra le due coste, che genera un effetto a imbuto che fa
accelerare il vento proprio nel luogo in cui questo imbuto si allarga,
cioè a Punta Pellaro. A questo si unisce anche un effetto termico
(brezza termica), che porta Pellaro a essere uno spot paradisiaco, uno
dei luoghi più ventosi d’Europa. Più di molti altri spot blasonati tipo
Tarifa in Spagna, che ha fatto del vento il suo maggior business. Lì si
è capita l’importanza strategica del vento (che ha costo zero) e lo si
sfrutta per l’economia turistica da 30 anni. Credo si debba investire
in questo sport anche da noi. L’amministrazione attuale dovrebbe
comprenderne la portata e dare al kitesurf il giusto spazio
nell’economia turistica di Reggio.›› Sembra fantastico, ma chi può fare
kite? ‹‹Chiunque! Anche se nasce come sport estremo, per l’attrezzatura
primordiale che lo rendeva pericoloso, con una potenza non gestibile.
Oggi, le migliorie apportate lo hanno reso adatto a chiunque, dai 15 ai
70 anni, senza distinzione di sesso. Non è più una questione di forza,
ma solo di tecnica.›› Mi rimane un’ultima curiosità prima di cedere al
fascino di questa disciplina. Il corso. ‹‹Consiste di 5/6 lezioni, il
cui costo varia in base alla certificazione. A Pellaro, da noi il corso
è Iko, un metodo di preparazione diffuso in tutto il mondo come
linguaggio e come tecnica. Costa tra i 350 e i 450 euro in funzione
anche dei servizi offerti. Il nostro, nello specifico costa 380 euro.
Ma vogliamo introdurre delle promozioni per agevolare diverse tipologie
di utenti.›› Bene, credo di essere pronta. L’unica cosa che mi manca è
l’istruttore. Me ne serve uno bravo e paziente, come lo scelgo? ‹‹Basta
controllare l’abilitazione e i feedback che ogni istruttore dovrebbe
avere. Gli anni di insegnamento e naturalmente la pratica. Io sono
certificato Iko, il che è sinonimo di sicurezza e affidabilità. E sono
pronto a far volare chiunque abbia voglia di provare questa incredibile
emozione.››
Fonte: larivieraonline.com
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