Laureata in.... Paracadutismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Vania Da Rui   
martedì 01 aprile 2008

Mercoledì 26 marzo 2008, a Bologna, la 27enne Vania Da Rui si è laureata in Scienze della Comunicazione, presentando un’ambiziosa tesi sperimentale sul volo umano dal titolo “Il volo negato. Come i mass media divulgheranno lo swoop e l’atmonautica”. Ambito della sua analisi il controverso rapporto tra mass media e skydiving in Italia, concentrando l’attenzione soprattutto sulle strategie comunicative volte ad innescare quei meccanismi dediti al reperimento di sponsor, e quindi di risorse economiche per lo sviluppo di questo sport.

Accolta con grande entusiasmo dalla commissione di laurea, arrivando a definire l’elaborato come “pionieristico”, Vania ora valuterà la possibilità di un’eventuale pubblicazione.

Di seguito i meritati ringraziamenti alle persone che hanno contribuito al raggiungimento di tale obiettivo, la parte introduttiva e le conclusioni della dissertazione.

Vania con la sua tesi “Il volo negato”.

 


RINGRAZIAMENTI

 

Dedico la più sincera gratitudine a tutte le persone sotto citate. Ringrazio inoltre coloro i quali, forse inconsapevolmente, mi hanno aiutato ad aggiustare il tiro: persino dalle loro osservazioni polemiche e dai loro silenzi ho cercato di trarre qualche suggerimento positivo.

Elenco, perciò, i nomi di queste importanti fonti da cui ho avuto modo di attingere:

Veniero Amprino, Silvia Carloncini, Massimo Fiorini, Emanuele Bielli, Marco Tiezzi, Gigliola Borgnis e Leo, Max Alberdi, Roberta Mancino, Jeffro Provenzano, Manuel Basso, Marco Pistolesi, Edoardo Stoppa, Max Haim, Gianni Idda, Stefania Martinengo, Paolo Gianfanti, Giordano Vanoli, Roberto Mettifogo, Simonetta Bardi, Andrea Armani, Antonio Squadrone, Katiusha Bertarelli e il piccolo Giorgio, Daniele Fraternali e Turbolenza, Shannon Pilcher, Pete Allum, Jay Moledzky, Luca Poretti, Armando e Mario Fattoruso, Paganelli Riccardo, Danilo Chiaraluce, Carmine Della Corte, Cristina Angelucci, Gianluca Mansani, Stefano Volpi, Paul Seccomandi, Guido Fasulo, Francesco Rizzone, Olav Zipser, Barbara Holzer, Brian Bero, Marco Fattizzo, Walter Idra, Stefano Boffano, Claudio Pagelli, Davide Coin, Andrea Scaramazza, Riccardo Maccaroni, Maurizio Landi, Alessandro Scalpellini, Francesco De Felici, Alessandro Soldi, Francesca Platè, Diego Villa, Sara Sacchet, Alberta Xodo, Renato Valentini.

 

Infine, un ringraziamento particolare e con tutto il mio cuore a Nino, per aver saputo starmi vicino ed incoraggiarmi quando più ne avevo bisogno; a Danilo, per avermi fatto apprezzare la vita e conoscere la speranza. Per tutto questo e molto altro ancora, grazie.

 

 

La proclamazione: “Dottoressa in Scienza della Comunicazione”.

 

 

INTRODUZIONE

 

Il volo umano a corpo libero è un argomento in grado di suscitare tanto fascino quanto scetticismo. Si vola per una moltitudine di ragioni differenti, mentre non si vola per lo più per ignoranza; e il confine si oltrepassa con un semplice salto nel cuore del cielo.

Soggetto della presente discussione è il rapporto tra paracadutismo sportivo e mezzi di comunicazione di massa in Italia, nel tentativo di capire quali sono le strategie comunicative migliori affinché si inneschino quei meccanismi utili alla crescita dello sport in questione.

Ho scelto perciò di salire su un aereo carico di immagini distorte, per condurvi ad una quota dalla quale non guarderete più verso terra, bensì verso l’orizzonte.

La stesura di tale tesi è stata soprattutto una sfida, frutto di un intensa e caparbia volontà di raccogliere meticolosamente quanti più dati possibili sulla realtà inerente il paracadutismo sportivo oggi, affinché le argomentazioni esposte fossero sgombre da dubbio di ogni sorta. Una gestazione durata tre anni a fronte di un’ambiziosa intenzione: aprire gli occhi al Sogno.

Un sogno nutrito spesso da associazioni inverosimili e portato dinanzi al pubblico alle sue estreme conseguenze, finendo con l’offuscare la ragione e il naturale sentimento umano. Un sogno talvolta deriso, ma segretamente scaldato. Un sogno a cui si è rinunciato. Il complicato rapporto che lega il volo ai mass media ha portato questi ultimi a scordarsi di uno sport invece vivacissimo e allo stesso tempo a ricercarne le performance.

Questo elaborato nasce, dunque, per tre differenti ragioni: sopperire alla mancanza di informazioni sull’argomento; comprendere la natura del rapporto tra skydiving e mezzi di comunicazione di massa; scoprire quali possibili soluzioni sono applicabili al fine di far rientrare questo sport all’interno di un meccanismo importante che gli consenta di emergere.

La documentazione esistente è scarsa e difficilmente reperibile, fin troppo frequentemente legata a monografie di ambito militare. Perciò ho dovuto collezionare pazientemente le fonti attraverso l’instancabile dialogo con i più svariati interlocutori, la cui visione parziale e il personale punto di vista mi direzionassero verso fonti ulteriori. Per confrontarle, per smentirle, per trovare la strada giusta verso quel cammino intrapreso quasi insensatamente, giacché più d’una volta mi sembrò di terminare in un vicolo cieco. Tutti i pezzi sono stati davanti ai miei occhi per lungo tempo, ma non riuscivo a trovarne la giusta collocazione: come un puzzle insoluto che attende da tempo d’essere ricomposto per esibire la sua chiara figura. Molte strade infatti ho sbagliato, poi ho trovato la via.

Nel primo capitolo saranno ripercorsi i passi compiuti dall’uomo nella ricerca del volo umano, come esso si sia evoluto, cosa ha significato, perché è stato desiderato ma anche temuto. Si dimostrerà che il volo meccanico fu soltanto il primo assaggio che l’uomo ha dato a quel cielo tanto agognato.

Nel capitolo secondo, invece, si analizzano gran parte dei formati mediatici che si sono in qualche modo occupati di paracadutismo e di ciò che hanno depositato nella memoria collettiva. L’intento è perciò di riportare a galla tutto quanto serva ad avere una visione d’insieme sulla rappresentazione che i media offrono del paracadutismo, per re-interpretarla o addirittura gettarla via.

Il capitolo tre vuole fornire al lettore tutti gli strumenti necessari affinché possa comprendere la facilità e l’accessibilità di questo sport. Paracadutismo, disciplina per lo più misconosciuta, è resa alla portata del grande pubblico nella speranza che i sentimenti di timore e sospetto si dissolvano, lasciando spazio al fascino generato dalla riscoperta di uno sport altamente dinamico basato sulla sicurezza e l’elevata tecnologia. "Il paracadutismo, infatti, una volta sfrondato dai falsi miti e dall’aura di pericolosità che per troppi anni ne hanno inibito la diffusione, può essere a buon diritto definito per l’alta tecnologia di cui è permeato: The sport for the space age"

La quarta parte è dedicata allo svisceramento delle responsabilità da parte dei due attori coinvolti, ponendo l’accento sull’intraprendenza individuale che caratterizza il paracadutismo sportivo italiano.

Infine, il quinto capitolo avanza alcune proposte concrete, tese alla risoluzione del problema principale: la visibilità e il reperimento degli sponsor.

Più in generale, questa tesi vuole essere un largo sguardo su un mondo ancora inesplorato, preoccupandosi di dipingere e trasmettere la bellezza del volo nella sua naturalezza, senza ausili meccanici o appendici di varia natura. Saranno perciò totalmente ignorate le questioni contingenti il paracadutismo militare, sennonché quelle utili al confronto.

In questa sede, non si vuole peraltro fornire soluzioni pretenziose, ma soltanto allestire un punto di vista il più esauriente possibile.

 

"Forse l’uomo è destinato ad accontentarsi di vivere dell’ammirazione che la purezza del volo genera, accoccolato in una tenera invidia verso tutte quelle creature alate che con il loro silenzio e il lento dipanarsi all’orizzonte, insegnano ai nostri sogni che il solo tendere a varcarne l’irraggiungibile soglia, è già di per sé un sogno meraviglioso che ci accingiamo a vivere istante per istante.

Intanto, provando e riprovando, prolunghiamo il sogno"

Eppur lassù si vola…

 

L’agognata corona d’alloro!

 

 

CONCLUSIONI

“Il volo negato” vuole essere occasione di analisi, riflessione, riscoperta.

Il percorso intrapreso nella presente indagine è iniziato con una domanda piuttosto banale – perché le persone, pur desiderando di volare, considerano pazzi coloro che lo fanno? – ed è sfociato nella volontà di ricostruire e collegare fra loro la moltitudine di motivazioni che più o meno consapevolmente conducono le persone a respingere qualcosa che spesso in realtà vorrebbero profondamente.

L’esposizione prolungata ai mass media ha reso la mente dell’uomo moderno meno predisposta ad accogliere ciò che nella realtà oggettiva succede: gli occhi hanno contratto abitudini e pregiudizi, mentre la mente spesso soggiace a stereotipi culturali. Per queste ragioni, prima di addentrarmi nella mia analisi, ho voluto assumere una posizione che contemplava un’inconoscibilità di principio.

Ciò che ho potuto constatare è l’esistenza di uno sport affascinante e facilmente accessibile a chiunque, che però è ostacolato nella sua corretta divulgazione verso il vasto pubblico.

Le responsabilità è duplice: da un lato i mass media restituiscono un’immagine dello skydiving continuamente distorta; dall’altro le istituzioni preposte non forniscono sufficienti informazioni affinché lo scenario proposto dai mezzi di comunicazione possa modificarsi significativamente nel tempo. Il quadro risultante raffigura un’ostruzione della comunicazione, che in altre parole significa che il messaggio originario non riesce a raggiungere i destinatari.

I canali della comunicazione, dunque, vanno epurati così come gli “attori agli antipodi” necessitano di trovare un punto di incontro al fine di soddisfare le esigenze di entrambi. Lo skydiving, infatti, per potersi sviluppare ha bisogno della visibilità offerta dai media, in particolare dal mezzo televisivo; allo stesso modo, la Tv apprezza notevolmente la spettacolarità delle performance acrobatiche di volo a corpo libero.

La memoria sociale rimanda al paracadutismo come qualcosa di pericoloso, di estremo, legato alla tradizione militare, associato al rischio incombente di morire precipitando. Ma la stessa memoria, se sottoposta a nuovi messaggi, può cambiare. “Il ricordo dura finchè dura la traccia, e poi subentra una dimenticanza che equivale alla mancanza di conoscenza”. A quel punto, con la disponibilità delle tecnologie della comunicazione, potrà essere integrata un’immagine completamente nuova, capace di condurre le persone all’idea che “l’uomo vive sul fondo di un grande oceano d’aria”, all’interno del quale vi nuotano degli atleti mirabilissimi e dai quali può naturalmente sorgere il desiderio di imitarli, di volare come loro.

Istituzioni del mondo del paracadutismo e mezzi di comunicazione possono cooperare e far crescere questo sport, evolversi reciprocamente attraverso gli stimoli che inevitabilmente si trasferirebbero. Essi possono innescare quel trinomio finora assente e dare finalmente vita ad un feedback positivo, magari attraverso le discipline più fruibili a livello mediatico e dal pubblico. In questo senso saranno “i mass media a divulgare lo swoop e l’atmonautica”.


Pensiero di Mirzan Roberto, in Rizzo (1993), Corso di paracadutismo AFF, De Vecchi Editore, Milano.

Vania Da Rui

Esposito (2001), p.26.

Dalton (1978), p. 13

 
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