Il cavaliere delle nuvole PDF Stampa E-mail
Scritto da Aldo Meschiari   
lunedì 28 aprile 2008
immagine articolo 17838

 

Mi getto nel vuoto a circa 12.000 metri di altezza. Il vento è fortissimo e la temperatura è gelida. L'aereo che mi ha portato sin qui fatica a mantenere la rotta...

 
Sotto di me si estende per chilometri la superficie ghiacciata dell'incudine di un immenso cumulonembo, probabilmente una supercella: la più potente e devastante formazione nuvolosa dell'intero pianeta, dopo i cicloni tropicali.

Piombo con il mio aliante speciale tra gli aghi di ghiaccio dell'incudine, mentre i venti tempestosi collegati alla corrente a getto mi spingono verso l'esterno del cumulonembo.
Eseguo la manovra di rito, per cercare di tagliare la burrasca e penetrare nel cuore del mostro. Nonostante la tuta protettiva il freddo è soffocante. Ma la manovra riesce. Sono nella parte superiore della torre. È qui che devo rilasciare le sonde energetiche.

Questo è il mio lavoro. C'è chi va in ufficio e passa ore davanti ad un terminale, c'è chi va in negozio a vendere la sua merce. Io cavalco le nubi temporalesche. No, non è certo l'ultima moda in fatto di sport estremi. È solo il mio lavoro. Da quando si è scoperto il modo di immagazzinare l'energia termodinamica contenuta in un cumulonimbus, si è aperta la caccia per reperire i cavalieri. Infatti le sonde energetiche, figlie della più moderna tecnologia, sono in grado di immagazzinare l'enorme energia cinetica e termica contenuta in questi mostri della natura. Ma il problema è che vanno collocate nei punti giusti, e questo, almeno per ora, può farlo solo un uomo.

Da questo punto inizia la parte difficile. E naturalmente pericolosa. Le fortissime correnti ascensionali mi bombardano di chicchi di ghiaccio, alcuni dei quali hanno raggiunto dimensioni ragguardevoli. Un grandinata al contrario, dal basso. Devo trovare il flusso discendente, il downdraft, e qui collocare le sonde. Un enorme chicco di ghiaccio mi colpisce una gamba: l'ennesimo livido da curare stasera. I cambiamenti di direzione del vento sono repentini ed improvvisi: non possono certo essere previsti o calcolati. Bisogna andare d'istinto, e se necessario lasciarsi trascinare finché non trovi l'occasione per cavalcare un'altra onda. Il problema è evitare di essere catapultato fuori dalla torre temporalesca da un updraft troppo violento, oppure, ancora peggio, venire sputato fuori dal mostro verso terra da un downdraft anomalo.

In fondo però non è un lavoro così brutto. Non che io ami il rischio, o sia un fanatico della filosofia machista del pericolo come senso della vita. Tutte cazzate. Ho bisogno di soldi, e una cavalcata ben riuscita ti può riempire le tasche per molte settimane. Non potete immaginare quanta energia si possa raccogliere in uno solo di questi bestioni. I tecnici mi dicono che sia sufficiente per riscaldare e illuminare una città di medie dimensioni per un mese. Certo molto dipende dalla tecnologia delle sonde energetiche: ma se io non le collocassi nei punti giusti e vegliassi su di loro affinché non vengano espulse fuori o distrutte da piogge di ghiaccio troppo intense, queste servirebbero ben poco.

Una improvvisa sensazione di calore e una vampata di luce mi acceca per qualche secondo: un fulmine mi ha sfiorato, letteralmente dico. Questo è il pericolo numero uno: se una di queste lingue di fuoco mi beccasse, sarei spacciato. Addio bel cavaliere di cumulonembi. Meglio non pensarci e continuare a rilasciare le sonde. In fondo sono un po' il loro pastore: le seguo mentre risalgono trascinate dall'updraft, e le accompagno nelle discese a rotta di collo, in un continuo alternarsi di salite e discese. Almeno finché il sistema temporalesco continua ad essere alimentato dal basso dal calore latente dell'aria umida dell'afosa pianura.

E poi dopo qualche minuto, quando ormai il più è fatto, e devo solo pascolare le mie sonde in modo che immaganizzino il maggior quantitativo di energia termodinamica possibile, mi perdo in pensieri alquanto imbarazzanti a quelle altezze ed in quelle condizioni. I medici che mi visitano sempre dopo una cavalcata dicono che si tratta di tipico shock da passeggiata a cavallo della nube. Ma io credo che ci sia di più. O di meno, dipende dai punti di vista. Da sotto mi inviano informazioni meteorologiche sul temporale: mi dicono dove si sta spostando, se sto perdendo troppe sonde, quanto è vasta la sua area d'azione. Io sento, ed intanto ascolto un'altra musica. Ascolto il rombo del vento, il sibilio dei chicchi di grandine, il ruggito del tuono, il fruscio delle goccioline sopraffuse sul mio casco. Navigo sulle onde del temporale, nel buio più nero, nel gelo più bruciante. Eppure mi sento sereno. Passo dalla gocce d'acqua che come un torrente in piena mi annegano nel loro abbraccio, ai venti gelidi della parte più alta che mi mitragliano con schegge di ghiaccio.

Che sia chiaro: questo non deve saperlo nessuno.
Mi prenderebbero per pazzo e mi licenzierebbero subito.
La durata professionale di un cavaliere è molto limitata; ed alcuni suggeriscono maliziosamente anche la durata della sua vita. Il tuo corpo viene sottoposto ad uno stress parossistico, e non tutti riescono a reggerlo. E anche chi ci riesce, poi ne paga le conseguenze a lungo.
Io questo lo so. Ma la vita non mi ha mai offerto tanto, per usare un eufemismo.
Sono sereno quassù, perché tra i ruggiti del vento e le sciabolate ghiacciate dorme lo spirto guerrier che entro mi rugge. Come imparai da ragazzo a scuola, tanto tempo fa.

Ormai il temporale sta per esaurire la sua energia.
Io risalgo col mio aliante, mentre giù iniziano a raccogliere le sonde energetiche.
Ripasso attraverso l'incudine di aghi di ghiaccio e infine la cavalco per un po', come si cavalca l'onda dell'oceano. E mi sento davvero un cavaliere delle nuvole.

fonte: meteogiornale.it

 
< Prec.   Pros. >

Nencini Sport

Visitatori unici
mod_vvisit_counteroggi67
mod_vvisit_counterieri373
mod_vvisit_counterda lunedì1496

Entra nel nostro Store...

homeshop.jpg


Questo portale web è stato creato in proprio da Mission Extreme