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In Cina un padre lega mani e piedi alla figlia di 10 anni e la lancia in acqua. In Giappone muore un giovane lottatore di sumo. Il lato perverso dell'estremismo sportivo asiatico
Non sono bastate le immagini di qualche tempo fa. Immagini di una bambina distrutta dall'immane fatica di essere arrivata a Pechino di corsa dal piccolo villaggio di provenienza, con tanto di padre allenatore-schiavista al seguito. Non è bastata la preoccupante febbre Pechino 2008 che ha invaso le menti dei mandarini (e non solo). L'Asia scopre le sue manie estreme, la pazza e cattiva versione di quello che è l'anti sport. Lo fa con costanza sempre maggiore, sempre più preoccupante. In Cina Huang Daosheng, padre padrone di una poverissima famiglia, racconta delle incredibili doti della figlioletta di appena 10 anni. Lo racconta supportato dalla moglie, pronta ad aggiungere della volontà della bambina, Huang Li, di entrare nel libro del Guinnes dei Primati. Il sogno di Li è attraversare la Manica a nuoto, a quanto pare. Una grande ambizione che necessita di un grande allenamento, divenuto ieri un folle allenamento. Il padre-padrone-allenatore ha pensato bene (?) di legare mani e piedi alla bambina e di “gettarla” nel fiume Xiang, dove Li ha lottato contro la corrente per tre ore, traversando a nuoto (uno pseudodelfino) i tre chilometri del letto fluviale cinese. E meno male che non era la ben più grande Manica. Il folle gesto di Huang ha diviso l'opinione pubblica cinese, dove per fortuna non sono mancate le critiche a quello che è solo l'ennesimo dei folli atti estremi avvenuti ultimamente nel paese dei mandarini. Sarebbe stato meglio l'intervento di un giudice, ad evitare che il padre padrone possa reiterare nella sua follia. Dalla Cina al Giappone, a Takashi Saito, 17enne lottatore di sumo morto ieri per un arresto cardiaco. Il suo padrone-allenatore-aguzzino Junichi Yamamoto è stato radiato dalla prestigiosa scuola dove insegnava dopo che lui stesso ha ammesso di aver colpito più volte il ragazzo con una bottiglia di birra. Una delle tante sevizie procurate a danno del giovane Takashi, a cui si aggiungono le percosse dei compagni di lotta (l'ultima con una mazza di ferro il giorno prima del decesso). Un incentivo, le botte (?) mirato ad “ottimizzare” il rendimento del lottatore. Un “atto indegno” secondo la scuola, che ha allontanato Yamamoto. Uno dei tanti padri padroni sparsi per l'Asia e per il Mondo, che ammazzano lo sport, e spesso restano impuniti.
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